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OPEN STUDIO N38E13

ALL THAT FALL

 

The perception and representation of space are complex phenomena that change significantly depending on a given people and time. The idea of space implies a structured view of things and often, by analyzing the way in which space is represented, one can locate some kind of archetype-key which opens the basis of a system of thought, a culture or a community. Departing from this point and from the specific gaze of the artist, the OPEN STUDIO project ALL THAT FALL creates the preconditions to initiate a serious inquiry.

 

In relation to the landscape and space the central question is: how does one know a ‘place’? The second is: do really know the place we exist within? The problem of space is present at every level and at every possible ratio of scale. The artist proceeds as an anthropologist expanding the field of enquiry: collecting, sorting and studying the data that emerge from the complex encounter with the urban landscape of Palermo. This research is not limited to understanding what a landscape has been or is, but what it can become and what it wants to become. Stefano Canto considers, therefore, the site as a system of signs, such as a detector and as a clue to enter into the frames of a cultural system.

 

The Roman artist focused his research on the landscape of Palermo, for almost a year of continuous periods of residence in the Sicilian capital. In this way he has carried out an observation of space, arriving production of an installation that is the synthesis of his research process. THE OPEN STUDIO is, therefore, a moment of confrontation, an opportunity to show the results of Canto’s study and to involve the public in the production of the project. The works represent the research undertaken by the artist and build the basis for the project, without reaching a final conclusion. They represent an invitation to participate in the production of the installation that will be held in the cortile of the Chapel of the Coronation (an external space of Museo Riso, the Contemporary Art Museum of Sicily).

 

The space, was selected from a broad range of possibilities that emerged during the conceptual definition of the project, for its historic significance and its cultural significance. It is often spoke of  in legends that are reflected in definitive historic sources, as well as for its current status, which binds it to an institutional entity. The aim is to search for an alternative road to cultural funding by the public sector by engaging in a crowdfunding campaign.

 

Salvatore Davì

 

 

Appunti di Viaggio (Travel Notes)

 

This travel diary gathers a series of drawings based on photographs taken on the streets of Palermo. Attention is focused exclusively on architectural surfaces intended as the epidermis of the urban territory. The result is a unique map of the area that reveals the continuous changes and adaptations. The notebook is an analysis of preparatory study essential for the completion of the installation, at the Chapel of the Coronation of Palermo. The production of a notebook is typical of the modus operandi of the artist who before embarking on any project, focuses thoughts, ideas, ideas, with images, drawings, collages, and sketches in notebooks.

 

 

Untitled (publication), 2014

 

Untitled (print on gloss paper), 2014

 

These prints on gloss paper and small publication originate from a photographic process that connects layers and textural surfaces identified by the artist during his stay in Palermo. The study of  architectural matter invades the body with intrusions of images that refer to anatomical maps and organic elements. Out of the varied forms and sections of space emerge a reflection on the context of the message, on the accretion of layered symbols and meanings, which signify the neglect and the constraints put in place by systems, not only on the semantic but also on the aesthetic plane.

 

 Untitled (print on cotton paper), 2014

 

The series of prints was born from the study of old etching plates used for illustrations in the book Porta del sole ("Gate of the sun"), published by Editrice Novecento for the readers of the newspaper Il Giornale di Sicilia, in about 1980. Stefano Canto found the plates, glued in bunches and worn out over time, in one of the oldest markets in Palermo. The images preserve a portion of the editorial history Sicily; the publication contained illustrations by Beppe Madaudo and texts by Gesualdo Bufalino, besides contributions from others.

 

Mattone (“Brick”)

 

These 5.5 × 12 ×25 cm bricks, produced in casseforme, are a symbol of memory, taken from the landscape that Stefano Canto reflected upon as he probed the connections that bind geometric space to another "spatiality", which Merleau-Ponty defines as "anthropological space". The artist constructed an ontological bond, using the concept of a membrane. The bricks, as a skin, are positioned as gaps between the experience of outside and inside; the artist retrieves the idea of the surface architecture as a component of osmosis between spatial experiences, paralleling it to that of the surface of the body. The cement and the blood become emblems that synthesize the adherence of the phenomenology of the experience of being in the world.

 

 

 

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La percezione e la rappresentazione dello spazio sono fenomeni complessi, che mutano significativamente a seconda dei popoli e del tempo. L’idea stessa di spazio implica una visione strutturata delle cose e spesso, analizzando il modo in cui esso viene rappresentato, si possono individuare alcuni archetipi-chiave che stanno alla base di un pensiero, di una cultura o di una comunità. Partendo da questo punto e dalla specificità dello sguardo dell’artista, l’OPEN STUDIO del progetto ALL THAT FALL crea le condizioni preliminari perché si pongano domande in modo corretto.

 

Nel caso del paesaggio e dello spazio la prima domanda centrale è: come si conosce un luogo? La seconda è: conosciamo davvero il nostro luogo? Il problema dello spazio è presente a ogni livello e in ogni rapporto di scala.  L’artista procede come un antropologo moltiplicando le domande: raccoglie, ordina e studia i dati che emergono dall’incontro complesso con il paesaggio urbano palermitano e non si limita a capire cosa è stato un paesaggio ma cosa può diventare e cosa chiede di diventare. Stefano Canto considera, dunque, il sito come un sistema di segni, come un rivelatore di senso e come un indizio per entrare nelle trame di un sistema culturale.

 

L’artista romano porta avanti la sua ricerca sul paesaggio palermitano, che in concreto costruisce da quasi un anno con continui periodi di residenza nel capoluogo siciliano; allestisce un osservatorio privilegiato sullo spazio e sui tempi del luogo per arrivare alla produzione di un’installazione che sia la sintesi di tutto il processo di ricerca. L’OPEN STUDIO è, dunque, un momento di confronto, un’occasione per mostrare i risultati di uno studio e per coinvolgere il pubblico nella produzione del progetto. Le opere presenti sono i pezzi di questa ricerca e costruiscono la base del progetto, senza assolvere una funzione definitiva, ma rappresentano un invito a partecipare alla produzione dell’installazione che si allestirà presso il loggiato della Cappella dell’Incoronazione (spazio off di Riso, Museo d’Arte Contemporanea della Sicilia).

 

Lo spazio,  scelto tra un ventaglio di possibilità emerse durante la definizione concettuale del progetto, è stato individuato per la sua rilevanza storica e la sua definizione culturale che, spesso, ha subito la forza di leggende che non hanno riscontro definitivo in fonti scientifiche, nonché per il suo significato attuale che lo lega ad un ente istituzionale. L’intento è quello di cercare una strada alternativa ai finanziamenti culturali da parte del settore pubblico intervenendo con campagne di crowdfunding che mettano in campo una riflessione sulle dinamiche sociali e culturali che coinvolgono gli enti pubblici e i privati.

 

Salvatore Davì

 

 

Appunti di Viaggio

 

Il Quaderno degli appunti di viaggio raccoglie una serie di disegni prodotti sulla base di scatti fotografici realizzati per le strade di Palermo. L’attenzione è focalizzata esclusivamente sulle superfici architettoniche intese come epidermide del territorio urbano. Il risultato è un’insolita mappatura del luogo che ne rivela i continui cambiamenti e adattamenti. Il quaderno è un’analisi di studio preparatorio fondamentale per la realizzazione dell’installazione, presso la Cappella dell’Incoronazione di Palermo.  La produzione di un quaderno è tipica del modus operandi dell’artista che prima di realizzare qualsiasi progetto, appunta riflessioni, idee, spunti, con immagini, disegni, collage e schizzi che riporta all’interno di taccuini.

 

 

Senza Titolo (pubblicazione), 2014

 

 

Senza Titolo (stampe su carta da lucido), 2014

 

Le stampe su carta da lucido e la piccola pubblicazione nascono da un’elaborazione fotografica che connette strati e superfici materiche individuate dall’artista durante la sua permanenza a Palermo. Lo studio della materia architettonica invade quello del corpo con intrusioni di immagini che rimandano a mappe anatomiche ed elementi organici. Dalle forme e dalle sezioni di spazio emerge una riflessione sul contesto del messaggio, sul significato delle superfetazioni che denotano l’incuria e i condizionamenti messi in opera dai sistemi, non solo sul piano semantico ma anche su quello estetico.

 

 

Senza Titolo (stampe su carta cotone), 2014

 

La serie di stampe nasce dallo studio di vecchie pellicole utilizzate per le illustrazioni del libro "Porta del sole", pubblicato da Editrice Novecento per i lettori del Giornale di Sicilia, nel 1980 circa. Stefano Canto ritrova le pellicole, incollate in mazzetti e logore dal tempo, in uno dei mercati storici della città di Palermo. Le immagini ritrovate custodiscono una porzione della storia editoriale siciliana; la pubblicazione conteneva illustrazioni di Beppe Madaudo e testi di Gesualdo Bufalino, solo per citarne alcuni. L’artista riprende ogni singolo mazzetto ritrovato e lo elabora creando un ulteriore ponte tra la forma della sua ricerca e il contenuto storico.

 

MATTONE

 

I mattoni dalle dimensioni  di 5,5×12×25 cm, prodotti in casseforme, sono simbolo della memoria, estratti del paesaggio che Stefano Canto utilizza come riflessione per sondare le connessioni che legano lo spazio geometrico a un’altra «spazialità», quella che Marleau-Ponty definisce «spazio antropologico». L’artista costruisce un legame ontologico, adoperando il concetto di  membrana, di cui il mattone, come la pelle, sono simboli che si posizionano come varchi tra l’esperienza di un di fuori e quella di un di dentro; recupera l’idea della superficie architettonica intesa come elemento di osmosi tra le esperienze spaziali, accostandola a quella della superficie corporea. Il cemento e il sangue diventano emblemi che sintetizzano l’aderenza della fenomenologia dell’essere nel mondo.

 

 

 

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 All Images are © Stefano Canto 2016